Un bilancio di distruzione
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Un bilancio di distruzione Documento

 
 
 
Ansa, 7 ottobre 2005

George W. Bush ha 50 miliardi di dollari in più per fare la guerra in Iraq e in Afghanistan dopo il sì unanime del Senato degli Stati Uniti ai nuovi fondi per combattere il terrorismo. Con gli stanziamenti supplementari sul bilancio della difesa 2005-'06, i costo del conflitto sostenuti dagli Stati Uniti raggiungono i 350 miliardi di dollari. Ma uno studio di esperti del Congresso avverte che la guerra al terrorismo potrebbe esigere altri 570 miliardi di dollari nei prossimi cinque anni, in massima parte da spendere in Iraq. La somma va ad aggiungersi ai circa 300 miliardi di dollari che erano già stati destinati, fino ad oggi, al conflitto dopo gli attacchi terroristici dell'11 Settembre 2001 a New York e Washington.

BILANCIO DI DISTRUZIONE -

È un bilancio di distruzione che supera i 900 miliardi di dollari e s'avvicina ai mille miliardi tra costi già sostenuti e somme stanziate o previste. Le cifre vengono rese note mentre, con l'uccisione in Iraq, in episodi diversi, di sei militari americani nelle ultime 24 ore, il totale delle perdite statunitensi nella guerra supera le 1.950: più o meno 150 milioni di dollari spesi per ogni militare morto, a tutt'oggi. Secondo un rapporto del Congressional Research Service, un ufficio del presidente, l'Amministrazione del presidente Bush sta spendendo nella guerra al terrorismo sette miliardi di dollari al mese, sei dei quali in Iraq. Il rapporto stima che i costi, di qui al 2010, saranno di 570 miliardi di dollari, sempre che, nel frattempo, le truppe in Iraq vengano gradualmente ridotte. Altrimenti, saranno superiori. Il costo del conflitto è andato crescendo: all'inizio, tra la primavera del 2003 e la metà del 2004, era stimato a quattro miliardi di dollari al mese; dopo il passaggio dei poteri a un governo iracheno provvisorio, era salito a cinque miliardi al mese; adesso, dopo l'insediamento dell'Assemblea Nazionale uscita dal voto del 30 gennaio, s'aggira sui sette. Se i costi sono, in qualche misura, funzione dell'intensità del conflitto e delle difficoltà incontrate, il lievitare delle cifre contraddice l'ottimismo del presidente, sciorinato anche nel discorso di ieri, sui progressi che verrebbero fatti.

CIFRE DA PAURA -

Cifre che spaventano, anche se analizzate con gli occhialini dei contabili che spulciano il bilancio: gli aggravi di spesa della guerra, sommate agli interventi dopo le devastazioni degli uragani di quest'anno -solo Katrina, si stima, costerà 200 miliardi di dollari- minacciano d'allargare la voragine del deficit. Le previsioni di spesa del Congresso vengono diffuse proprio mentre stanno rientrando dall'Iraq alcune delle unità militari più provate dal conflitto: un tragico promemoria, se ce ne fosse bisogno, del fatto che i costi della guerra al terrorismo non sono solo finanziari, ma soprattutto umani. Ieri, a Brook Park, nell'Ohio, e in altre località della West Virginia e dello Stato di New York, sono stati accolti i reduci del 3.o battaglione del 25/mo reggimento dei marines: un'unità di riservisti che, forte di 900 uomini, ne ha persi 48 e ha avuto 150 feriti in un turno di servizio al fronte. Ma la tragedia della guerra emerge dalle cronache dall'Iraq ogni giorno: i militari americani stanno conducendo offensive lungo il confine con la Siria e nella Valle dell'Eufrate, dove ottengono successi -una trentina i nemici eliminati nelle ultime 24 ore-, ma subiscono perdite.

CONTINGENTE RAFFORZATO -

Per reggere all'impatto di insorti e terroristi, che intensificano le azioni, gli Stati Uniti rafforzano il contingente in Iraq, in vista del referendum sulla Costituzione del 15 ottobre, portandolo da 138 a 152 mila uomini circa. Raramente, le truppe americane sono state più numerose. Nelle scorse settimane, generali americani avevano lasciato intendere che il rafforzamento delle truppe non sarebbe stato così netto, perchè le forze di sicurezza irachene sarebbero state in grado di accollarsi una parte del lavoro. Ma l'avvicinarsi del referendum e l'inizio del Ramadan mettono sotto pressione le unità. Il generale dei marines Stephen Johnson, che comanda le forze nell'area di Falluja e nel settore occidentale dell'Iraq, dice: «Ci aspettiamo che gli attacchi si intensifichino», parlando da Falluja ai giornalisti al Pentagono. Johnson mescola segnali ottimisti e pessimisti, ma osserva che, nei giorni scorsi, per la prima volta, una brigata della prima divisione irachena ha avuto il controllo, da sola, di un campo di battaglia. L'andamento del conflitto scoraggia l'opinione pubblica americana e preoccupa il Congresso. I senatori dettano condizioni al presidente, nel consegnargli i 50 ulteriori miliardi: vogliono garanzie sul trattamento dei detenuti, insorti o presunti terroristi, nelle mani degli americani. È una sconfessione degli abusi di Abu Ghraib e dell'esistenza di Guantanamo. Bush non l'accetta e minaccia il veto, che gli potrebbe costare 50 miliardi.

 
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14-01-2006
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19:55 10-09-2010. 
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